
19 – 9 - 2007
ANKARA (Reuters) - In un'intervista al quotidiano Financial Times pubblicata oggi, il primo ministro turco Tayyip Erdogan ha detto che intende togliere il divieto all'uso in pubblico del velo femminile islamico nelle università, nell'ambito di una revisione costituzionale.
Le dichiarazioni di Erdogan, il cui partito AK, che trae le sue origini nel fondamentalismo islamico, ha vinto le elezioni di luglio, potrebbero accendere di nuovo le tensioni col potere secolare, tra cui l'esercito, che sospetta il premier di voler rafforzare il ruolo della religione.
"Il diritto a un'educazione di più alto livello non può essere ridotto a causa dell'abbigliamento di una ragazza. Non c'è un problema del genere nelle società occidentali, ma questo è un problema in Turchia, e io credo che il primo compito di coloro che fanno politica sia risolvere il problema", ha detto Erdogan.
I laici considerano l'uso del velo come una simbolica minaccia alla separazione tra religione e politica in Turchia, e temono che eliminare il divieto faccia sì che la pressione sociale costringa le donne a indossarlo, in un paese a stragrande maggioranza musulmano.
Ma l'AK afferma che è una questione di libertà di espressione e sottolinea che il velo è stato vietato solo nel 1982, dopo un colpo di Stato militare.
Essere Una Donna
Anna Tatangelo
Con quegli occhi attenti
carne spilli ardenti
mi frughi.
Come un lupo attendi
dentro l'anima discendi
indaghi sempre più.
Ti sembro quasi una farfalla
un giocattolo una palla
si da prendere.
Dimmi il tuo amore cosa vale
so che mi vedi come il miele
da mangiare tu
ma ti stai sbagliando sai
io non sono una ciliegia,
Essere una donna
non vuol dire riempire solo una minigonna
non vuol dire credere a chiunque se ti inganna.
Essere una donna è di più, di più, di più, di più
è sentirsi viva
è la gioia di amare e di sentirsi consolare
stringere un bambino forte, forte sopra il seno
con un vero uomo accanto a sé
Essere guardata
e a volte anche seguita
mi pesa.
Certi complimenti se son rozzi poi ti senti offesa.
Ti senti come una farfalla
un giocattolo, una palla
da prendere.
Ma non è amore poco vale
sentirsi come il miele
da mangiare no.
Ma ti stai sbagliando sai
sono davvero un'altra cosa.
Essere una donna
non vuol dire riempire solo una minigonna
non vuol dire credere a chiunque se ti inganna,
Essere una donna è di più, di più, di più, di più,
Io non cerco un'avventura
ma il compagno che vorrei
che tra un bacio e una risata
mi farà dimenticare
i problemi intorno a me,
Essere una donna
è vuol dire provare dentro veri sentimenti
e frenare il pianto e il dolore che tu senti
essere di più, molto di più
Giovedì 6 febbraio 1930
Della giornata appena trascorsa, nonché della serata, conservo molteplici e diverse immagini. Ma come potere ora passarle in rassegna? Ecco i fatti: cominciai a scrivere e chiesi a un giovane cugino di riscaldare il nostro pasto dell’alba (di una giornata di ramadan) sul fornello a petrolio. Si mise a tremare con tutte le sue membra, balbettò qualche parola senza farsi capire.
- Che succede?
- Non ho trovato il fornello.
- Non l’hai dimenticato fuori?
- No, l’ho portato dentro.
- Come è sparito allora? Il diavolo l’avrebbe rubato? L’hai sicuramente lasciato fuori, idiota.
- No, l’ho portato dentro.
- Non dire che l’hai portato dentro, bugiardo. Se dici il vero, allora i “Gin” l’hanno rubato? Va a cercarlo fuori, forse lo ritroverai.
Il ragazzo uscì, sbalordito dal sonno e dalla paura; non lo trovò.
Ritornò deluso.
- L’hai trovato?
Rispose, confuso: No! Eppure giuro di averlo portato dentro.
- Taci, bugiardo.
Rimase quieto. Conservai il silenzio, pensieroso. Poi, in un momento di violenta collera, mi misi a picchiarlo e a insultarlo. Allora, il fratello della mia fidanzata si svegliò. Ebbe anche lui la sua parte d’insulti e di rimproveri. Piombai poi in un silenzio che ricorda quello dei boschi dopo il passaggio di una tempesta.
Poi ordinai al fratello della mia fidanzata di andare a chiedere in prestito un fornello da uno dei nostri vicini. Uscì per rientrare subito dopo dicendo: perché chiederne uno in prestito, mentre abbiamo qui il nostro.
- L’hai trovato allora?
- Sì.
- L’hai portato dentro vero, accecato, dissi all’altro; e sicuramente sono stati i diavoli a metterlo fuori?
Non disse una parola. Così il diavolo si divertì a ridere di noi. Il ragazzo si scordò di portare dentro il fornello. Non potè trovarlo quando uscì a cercarlo, poi persa ogni speranza e decidendo di utilizzarne un altro, ecco che finimmo per ritrovarlo.
Ora, avendo terminato di riferire questo incidente che mi impedì di continuare la redazione del mio diario e di fissare gli avvenimenti del giorno, riprendo.
***
Avendo finito il mio lavoro, e dopo aver congedato il mio cugino, lasciai il mio ufficio per rientrare a casa. Quando venne il mio amico Zine Al Abidine, mi trovò a scrivere. Mio fratello l’accolse salutandolo. Si fermò alla porta, guardandomi attentamente. Immerso nelle mie carte, non mi accorsi di lui, all’improvviso udii una voce dirmi: suppongo che stai redigendo un testo letterario. Era quella di Zine Al Abidine.
- No, non è ciò che sto facendo in questo momento, scrivo le mie memorie.
- Hai abbastanza tempo per farlo?
- Non sempre.
Poi affrontammo diversi soggetti di discussione.
Mi fece sapere allora che stava scrivendo due racconti interessanti. Uno, per essere portato a buon fine, necessita uno spostamento a Nabel, al fine di vedere di persona le giovani ragazze che attingono acqua dai pozzi e annaffiano i giardini. L’altro racconto tratta del matrimonio e della donna, spesso considerata come merce che si vende, sballottata tra le brame degli uni e i desideri degli altri.