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Utente: metoikos
Nome: Imed Mehadheb
IL CANTO DI ME STESSO.. Io sono quell'uomo, io soffro, io mi trovavo là. Il disdegno, la calma dei martiri, La madre d'un tempo, condannata come strega, arsa sul secco rogo, sotto gli occhi dei suoi bambini, Lo schiavo inseguito che s'accascia nella fuga, si lascia cadere contro lo steccato, ansimante, madido di sudore, Le fitte che come aghi gli pungono le gambe e il collo, i mortali goccioloni, le pallottole, Tutte queste cose io sento e sono. WALT WHITMAN -------------------------------- "…e ripeto adesso ciò che dissi in Messico agli indigeni chiapaneki un mese fa: se la voce di uno scrittore può servire a qualcosa, la mia è la vostra voce. Continuerò fino alla fine della mia esistenza con la coscienza che la mia voce non è soltanto mia, perché credo che con la bocca di ognuno di noi stia parlando l’umanità intera, e non possiamo toglierci le responsabilità che abbiamo. Il mondo si potrebbe chiamare Chiapas e tutto sarebbe più chiaro: sofferenza, miseria, fame, ingiustizia. Tutto questo è lì. Se qualcuno possiede la bocca, il pensiero e la capacità di esprimersi e non parla di questo, allora credo che quel qualcuno sia più o meno morto." José Saramago Nobel per la letteratura '98

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mercoledì, 19 settembre 2007

MUSULMANI D'ITALIA GET UP STAND UP: stand up for your rights



Lettera aperta al Ministro dell'Interno - Hamza Piccardo

 

Gent.mo sig. Ministro dell'Interno,

 

            Ella si preoccupa molto dell'islam in Italia, e questa cosa Le fa onore, tanto più che un qualche senso di colpa potrebbe anche risentirlo uno statista come Lei, con lunga esperienza di governo che, con consapevolezza istituzionale, si renda conto dello stato dei rapporti tra i musulmani e la Repubblica.

            Certo la Sua preoccupazione è più che altro d'ordine "securitario", come si conviene a chi occupa la poltrona più alta degl'Interni, ma non dovrebbe tuttavia sfuggirLe la condizione d'ingiustizia nella quale vivono i Suoi stessi concittadini di fede islamica.

A quasi sessant'anni dalla promulgazione della Costituzione infatti, la nostra comunità religiosa soffre dell'inadempienza dello Stato ad un articolo facente parte di quei "Principi fondamentali" che ne costituiscono la parte moralmente e valorialmente più importante, l'articolo 8 che, Ella ben lo sa, dopo aver sancito la pari dignità delle diverse confessioni di fronte alla legge, e aver stabilito che esse hanno "diritto di organizzarsi secondo i propri statuti" recita testualmente: "I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze".

Dopo la revisione concordataria del 1984, con la serena fiducia nelle istituzioni che contraddistingue gli ingenui, avevamo pensato che, una volta ridotte le pretese egemoniche di Santa Romana Chiesa,   e dopo che le altre due vittime storiche del monoculturalismo, protestanti ed israeliti, avevano ottenuto il riconoscimento previsto dalla carta fondamentale, non ci potessero essere ostacoli insormontabili alla stipula di un simile accordo con noi   musulmani d'Italia.

Non eravamo molti in quel tempo, ma confortati dall'esempio spagnolo, dove una comunità più esigua della nostra lo aveva ottenuto, ci lanciammo nell'impresa. Studiammo a fondo l'accordo concluso con le comunità israelitiche, che per molti versi erano quelle più vicine alle nostre problematiche, e redigemmo una bozza (http://www.islam-ucoii.it/intesa.htm) che, mutatis mutandis, la ricalcava in molti punti, anche nell'ulteriore ingenua convinzione che l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge non avrebbe permesso disparità di trattamento e tanto meno indifferenza. Correvano i tempi difficili dell'ultimo governo Andreotti e la Presidenza del Consiglio fece feint de non- recevoir.

Al successivo tentativo, all'inizio della tempesta di Tangentopoli, a Palazzo Chigi c'era Lei, sig. ministro e il Suo sottosegretario alla presidenza, l'on. Fabio Fabbri rispose gentilmente alla nostra sollecitazione dicendo che la commissione da lui presieduta avrebbe esaminato la nostra bozza e ci avrebbe fatto sapere.

Nonostante alcuni segnali inquietanti non erano anni di islamofobia e non avevano alcun dubbio in merito all'inizio del percorso.

Intanto, insigni costituzionalisti e onorate istituzioni accademiche si confrontavano con il nostro documento e lo giudicavano nel complesso rigoroso e accettabile anche nei punti sui quali noi saremmo stati disposti a importanti rettifiche in sede di trattativa. Ero stato l'estensore della bozza e ne diventai il maggior interprete e divulgatore in decine di convegni, conferenze, tavole rotonde.

Trascorrevano gli anni '90, altri soggetti si affacciavano alla ribalta islamica e altre proposte sostanzialmente identiche venivano avanzate. Considerata l'inconsistenza numerica di tali soggetti o la loro evidente azione di disturbo, arrivai a pensare che potesse essere il bottino dell'8/mille dell'Irpef a scatenare l'arrembaggio e, destando una certa costernazione tra i miei, giunsi a proporre un'intesa non onerosa per lo Stato. La rinuncia cioè a quel contributo pubblico con l'intenzione di evitare discordia interna alla comunità.

In questo clima s'incunea esperienza del Consiglio Islamico d'Italia che fondato su iniziativa dell'ambasciatore Scialoja riuniva la Lega Islamica Mondiale-Italia, l'UCOII e Centro Culturale Islamico d'Italia (grande Moschea di Roma) e si proponeva di costituire (sull'esempio spagnolo) un organismo finalizzato alla trattativa e alla stipula dell'Intesa e alla sua, futura, gestione.

Fu subito evidente che le ambasciate dei paesi da cui provenivano gran parte nostri fratelli e sorelle, non vedevano di buon occhio il fatto che lo Stato italiano si rapportasse direttamente con i musulmani senza il loro patrocinio/controllo e la loro intromissione nelle attività del Consiglio fu talmente evidente che considerai negativo quell'organismo e non risparmiai sforzi per farlo arenare e poi fallire.

Mi domandavo infatti a quale titolo stavo accettando che nel rapporto con il mio Paese, e poi in maniera permanente nel futuro dei miei figli, musulmani italiani e in quello dei figli, prima poi italiani anche loro, dei nostri correligionari immigrati, doveva esserci la presenza di Stati e governi stranieri… e che Stati e che governi. La maggior parte di loro regimi militari, petromonarchie o democrazie del 97%.

La comunità intanto si sviluppava e cominciavano ad essere centinaia le associazioni islamiche che in maniera spontanea nascevano e si organizzavano per dare ai musulmani in Italia un minimo di servizio religioso.

L'abolizione della desueta legge sui Culti ammessi e la sua sostituzione con una moderna legge sulla libertà religiosa, sembrò essere un'intenzione seria della maggioranza di governo durante la XIII legislatura, durante la quale Ella fu nuovamente, seppur brevemente Presidente del Consiglio. Grazie all'impegno dell'on. Maselli un progetto che poteva essere una buona base di discussione fu messo a punto e approvato in Commissione Affari Costituzionali. La prematura fine della legislatura lo fece purtroppo abortire.

Il successivo governo Berlusconi s'impadronì dell'idea e apportò al testo di Maselli tante e tali peggiorative modifiche che il presidente delle Comunità Evangeliche, il costituzionalista prof. Gianni Long, si sentì in dovere di scrivere una lettera agli allora Presidenti della Repubblica e del Consiglio, chiedendo che esso non fosse portato alla discussione in aula.

Al contempo, il Suo predecessore al Viminale, dopo un partiam partiam che era durato tre anni, aveva creato Consulta per l'Islam italiano, organismo nato con una sorta di manuale Cancelli ad hoc che, cercando di accontentare tutti, riuscì a formare una compagine insulsa e litigiosa.

Dei suoi sedici membri, Lei lo sa bene signor Ministro, un quarto (scarso) rappresenta qualcosa di reale dal punto di vista "islamico" in Italia, gli altri sono là perché indicati da un'ambasciata, da un partito, da un sindacato o in quanto sponsorizzati da una nota agenzia di money transfert.

Nel giro di pochi mesi, palesemente eteroguidati, alcuni membri della Consulta, irritando lo stesso ministro Pisanu, cercarono di costituire una maggioranza "moderata" senz'altro scopo che mettere in difficoltà, possibilmente emarginare, far dimettere o far escludere l'unico membro che, pur nei limiti oggettivi della sua azione, rappresentava una quantità di organizzazioni islamiche radicate nel paese: il dott. Mohammed   Nour Dachan, presidente dell'UCOII.

Lei, signor ministro, si trovò a dovere gestire un organismo la cui "maggioranza" esprimeva posizioni e metodi diversi dalla Sua parte politica, dalla Sua cultura politica, dalla Sua stessa educazione e lo fece con il massimo dello stile possibile, cioè bypassandolo, con l'insediamento del Gruppo dei Saggi (questi sì Suoi veri consulenti) che hanno elaborato la nota Carta dei valori su cui polemizzammo a suo tempo e che ora è tra le Sue mani senza che nessuno sappia bene che farsene.

Transeat, speriamo che sia acqua passata, come lo è stata la tentazione di alcuni d'inserirvi passaggi inaccettabili dal punto di vista costituzionale, etico e giuridico, vere forche caudine pensate per far sputare il veleno a chi invero non ne aveva affatto, pena l'ostracismo, l'esclusione e l'inizio di una vera e propria criminalizzazione.

Oggi Lei si accorge che la paura dei musulmani "è tipica delle comunità chiuse e invecchiate, per le quali la diversità è di per sé un pericolo" e che "incomponibile con la democrazia  è lo jihadismo e non la religione islamica" (Corsera del 13.9)

Sottoscrivo in pieno, ho detto di più e di meglio, mi scusi l'immodestia, nel nostro manifesto-fatwa (http://www.islam-ucoii.it/NOTERRORISMO.htm) contro il terrorismo del 31 luglio 2005 che rivendico come uno dei gesti politicamente   più importanti che la comunità islamica abbia mai espresso in questo paese, fortemente voluto e scritto da me nella mia posizione di segretario nazionale UCOII.

Nei giorni scorsi a Chianciano Ella ha parlato dell'Intesa con le comunità islamiche, per un'esigenza di trasparenza, di rigore e ce, lo lasci aggiungere, di giustizia.

Il problema del soggetto islamico con il quale trattare, si pone immediatamente e con prepotenza, tant'è che dall'opposizione l'on. Mantovano glielo ha ricordato immediatamente.

I musulmani in Italia sono forse un milione e mezzo, provengono da decine di paesi diversi, appartengono a etnie diverse, parlano lingue diverse, seguono diverse scuole di pensiero religioso e giuridico. I musulmani italiani sono poche decine migliaia, forse di più degli ebrei numericamente, ma enormemente distanti da quest'ultimi, per peso politico, economico e culturale.

Chi mai potrebbe seriamente e compiutamente rappresentare questa galassia che contrappone una realtà di divisione ad un ideale di unità: la umma dei credenti nell'Unico.

Non certamente la Consulta che sarebbe meglio ringraziare e mandare a casa.

In democrazia il potere appartiene al popolo che lo esercita nei modi consentiti dalla legge, in democrazia la rappresentatività si esprime ottenendo il consenso da basso.

L'Islam, lei lo sa bene sig. ministro, è una realtà acefala e non gerarchizzata, le comunità scelgono (quando il potere non gli sottrae tale prerogativa) i loro imam, i loro dirigenti. Non abbiamo né un papa né un magistero incontrovertibile e sinceramente non ci dispiace affatto.

Pertanto nella migliore tradizione e prassi democratica non vedo altro modo per definire la rappresentanza dei musulmani che un processo democratico che organizzi una consultazione di massa. In tutta evidenza la sua messa a punto non sarà certamente delle più facili, ma è il solo percorso degno di una costituzione come la nostra, capace di essere sufficientemente legittimato e autorevole per affrontare, e con l'aiuto di Dio iniziare a risolvere, le problematiche connesse con la nostra presenza in Italia.

Sono certo sig. ministro che la Sua fede democratica, la Sua cultura giuridica e il Suo senso dello Stato non saranno indifferenti a queste sollecitazioni e colgo l'occasione per porgerle

 

 i miei più distinti saluti

 

Hamza Roberto Piccardo

direttore di islam-online.it

 


postato da: metoikos alle ore 20:33 | link | commenti
categorie: aaa musulmani d italia get up st