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IL CANTO DI ME STESSO.. Io sono quell'uomo, io soffro, io mi trovavo là. Il disdegno, la calma dei martiri, La madre d'un tempo, condannata come strega, arsa sul secco rogo, sotto gli occhi dei suoi bambini, Lo schiavo inseguito che s'accascia nella fuga, si lascia cadere contro lo steccato, ansimante, madido di sudore, Le fitte che come aghi gli pungono le gambe e il collo, i mortali goccioloni, le pallottole, Tutte queste cose io sento e sono. WALT WHITMAN -------------------------------- "…e ripeto adesso ciò che dissi in Messico agli indigeni chiapaneki un mese fa: se la voce di uno scrittore può servire a qualcosa, la mia è la vostra voce. Continuerò fino alla fine della mia esistenza con la coscienza che la mia voce non è soltanto mia, perché credo che con la bocca di ognuno di noi stia parlando l’umanità intera, e non possiamo toglierci le responsabilità che abbiamo. Il mondo si potrebbe chiamare Chiapas e tutto sarebbe più chiaro: sofferenza, miseria, fame, ingiustizia. Tutto questo è lì. Se qualcuno possiede la bocca, il pensiero e la capacità di esprimersi e non parla di questo, allora credo che quel qualcuno sia più o meno morto." José Saramago Nobel per la letteratura '98

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venerdì, 10 agosto 2007

MARIO SCALESI

Scalesi Mario

16 FEBBRAIO 1892
NASCE A TUNISI IL PRECURSORE DELLA
LETTERATURA MULTICULTURALE NEL MAGHREB

MARIO SCALESI

LE LIRICHE DI UN MALEDETTO
Traduzione dal francese e cura di
Salvatore Mugno


Tra gli italiani vissuti in Tunisia, a cavallo tra Ottocento e Novecento, quando i flussi migratori andavano dall’Italia, soprattutto dalla Sicilia, verso il Nord Africa, una figura di spicco è quella del poeta Mario Scalesi (Tunisi 16 febbraio 1892 – Palermo 13 marzo 1922).  

Il padre era emigrato da Trapani. A Tunisi svolse il mestiere di scambista  ferroviario. La madre dello scrittore, di origini genovesi e maltesi, era donna di pulizie presso le classi agiate della capitale tunisina.  

Mario Scalesi aveva cinque fratelli e la condizione economica non florida della sua famiglia fu aggravata dal grave incidente a lui occorso quando aveva l’età di cinque anni: la caduta dalle scale di casa gli provocò la rottura della colonna vertebrale, storpiandolo irrimediabilmente.  

Dopo aver frequentato la Scuola Primaria francese, Mario non potrà proseguire gli studi per la necessità di guadagnarsi da vivere. Farà il contabile, prima in un carrozziere poi in una tipografia.  

Deriso dai coetanei, umiliato dalle donne, forse incompreso dai famigliari, avrebbe subito anche l’oltraggio della tubercolosi e della meningite.  

Avendo conservato la nazionalità italiana, dal 30 settembre 1921 viene ricoverato al Manicomio di Palermo, proveniente dall’Ospedale Coloniale  Italiano “Giuseppe Garibaldi” di Tunisi.

Vi morirà, per “marasmo”, il 13  marzo dell’anno successivo e il suo corpo sarebbe stato buttato in una fossa comune del cimitero.

L’opera letteraria di Mario Scalesi è alle origini della poesia nordafricana di espressione francese e si concretizza di una sola silloge Les Poèmes d’un Maudit  (pubblicata postuma, ha finora avuto sei edizioni: Parigi, 1923 e  2002; Tunisi 1930, 1935, 1996; Palermo, 1997).

Quest’ultima, in versione bilingue e contenente gran parte della produzione poetica scalesiana, è stata pubblicata dall’Istituto Siciliano di Studi Politici ed Economici di Palermo; da noi curata e introdotta da un nostro ampio saggio. La presente edizione si rifà proprio al citato volume del 1997, sebbene qui abbiamo apportato  delle modifiche ad alcuni testi delle traduzioni.  

Sulla figura di Scalesi sono stati organizzati (e pubblicati i relativi Atti) tre convegni internazionali (Tunisi 1937 e 1997; Palermo 1998).  

L’opera precorritrice di Scalesi è ravvisabile anche nella sua appassionata e lucida attività di critico letterario: collaborò, infatti, alle riviste tunisine «Soleil» e «La Tunisie Illustrée» dove apparvero le sue innovative teorizzazioni di una  “letteratura nordafricana” di lingua francese.  

Il suo nome figura nella Histoire de la littérature tunisienne di Jean Fontaine (Tunisi, Cérès, 1999) e in numerose antologie dedicate agli scrittori del Mediterraneo di espressione francese. Nel 2002, per la cura di Abderrazak Bannour e Yvonne Fracassetti Brondino, l’editore parigino Publisud ha stampato l’opera completa (poesie e articoli) del nostro autore, sotto il titolo: Mario Scalesi, précurseur de la littérature multiculturelle au Maghreb.

Ammiratore del parnassiano Heredia, di Gautier, di Hugo e di Baudelaire (il nostro mauditlivre de chevet proprio Les fleurs du mal), Scalesi prova a tenersi, tuttavia, lontano da l’art pour l’art e dagli eccessi romantici, ricercando una propria strada che dal simbolismo si orienterà verso un engagement di stampo realistico e quasi espressionistico, ad esempio laddove il poeta condanna la morale borghese, il capitalismo, il militarismo, la violenza contro l’individuo e le masse. 

Molto si apprende sul retroterra letterario scalesiano anche dall’analisi dei suoi testi di critica.

Su Scalesi, nel 1935, nella parigina «Revue des deux mondes», spese parole di grande elogio Yves-Gérard Le Dantec, tra i maggiori esperti di “poeti maledetti” e curatore delle loro opere complete  (in particolare, di Verlaine, Edgar Allan Poe e Baudelaire) per Gallimard.

Mentre, in anni a noi più vicini, precisamente nel 1997, un critico letterario tunisino scrisse: «(…)  se Chebbi è il nostro poeta nazionale, Scalesi è la figura mediterranea della nostra letteratura (…)».

Gli studiosi - soprattutto francesi e nordafricani - si sono occupati in modo ciclico di questo autore che, benché morto giovanissimo, quando ancora aveva pubblicato soltanto su riviste, è riuscito ad attraversare quasi un secolo di tenebre e a giungere fino a noi vibrante e tenerissimo: per lui è, forse, arrivato il momento di un riconoscimento pieno, solido e duraturo.


Chi è Salvatore Mugno?

È mio amico...


Salvatore Mugno  è nato a Trapani nel 1962.

Ha pubblicato un volume di racconti (In ogni buco della città, 1999) e tre romanzi (Opere terminali, 2001; Il biografo di Nick La Rocca, 2005; Il pollice in bocca, 2005). È anche autore di biografie  (L'italiettano. Storia umana e giudiziaria di Cizio-Margutte, 1995; Mauro Rostagno story. Un'esistenza policroma, 1998), di inchieste giornalistico-giudiziarie (Mauro è vivo, 1998 e 2004; Mecca maledetta, 2005) e di monografie di critica letteraria su autori siciliani (Tito Marrone, Giuseppe Marco Calvino, Tommaso Romano, Nino De Vita, Renzo Porcelli). Ha dedicato molte ricerche agli scrittori della sua città,  raccolte in due volumi (Novecento letterario trapanese, 1996 e 2006) e ha tradotto dal francese e curato le edizioni italiane di Les poèmes d’un Maudit del poeta siculo-tunisino Mario Scalesi (1997; 2006) e della silloge poetica Nouba dello scrittore tunisino Moncef Ghachem (2004).


postato da: metoikos alle ore 23:00 | link | commenti (2)
categorie: poesia, scalesi, salvatore mugno

Commenti
#1    27 Febbraio 2008 - 10:20
 
Certo che i negri in America ne hanno fatto di strada ! La democrazia USA è la prima del mondo, pensate che ai tempi di mio nonno i negri venivano venduti, soprattutto da europei, a prezzo di bestiame in piedi, ed oggi un mulatto si candida alla presidenza della massima potenza mondiale. Grande America, terra di libertà !
utente anonimo

#2    27 Febbraio 2008 - 15:17
 
Non vedo la pertinenza con le poesie di Mario Scalesi...ma forse volevi alludere al fatto che ai tempi di Scalesi, gli italiani venivano usati dai francesi come manovalanza in Tunisia!
Oppure ti riferivi al fatto che il padre di Mario Scalesi emigrò CLANDESTINAMENTE dall'Italia per raggiungere la Tunisia...erano quelli i tempi di tuo nonno!

Mi hai fatto perdere 5 minuti del mio tempo prezioso!

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