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Utente: metoikos
Nome: Imed Mehadheb
IL CANTO DI ME STESSO.. Io sono quell'uomo, io soffro, io mi trovavo là. Il disdegno, la calma dei martiri, La madre d'un tempo, condannata come strega, arsa sul secco rogo, sotto gli occhi dei suoi bambini, Lo schiavo inseguito che s'accascia nella fuga, si lascia cadere contro lo steccato, ansimante, madido di sudore, Le fitte che come aghi gli pungono le gambe e il collo, i mortali goccioloni, le pallottole, Tutte queste cose io sento e sono. WALT WHITMAN -------------------------------- "…e ripeto adesso ciò che dissi in Messico agli indigeni chiapaneki un mese fa: se la voce di uno scrittore può servire a qualcosa, la mia è la vostra voce. Continuerò fino alla fine della mia esistenza con la coscienza che la mia voce non è soltanto mia, perché credo che con la bocca di ognuno di noi stia parlando l’umanità intera, e non possiamo toglierci le responsabilità che abbiamo. Il mondo si potrebbe chiamare Chiapas e tutto sarebbe più chiaro: sofferenza, miseria, fame, ingiustizia. Tutto questo è lì. Se qualcuno possiede la bocca, il pensiero e la capacità di esprimersi e non parla di questo, allora credo che quel qualcuno sia più o meno morto." José Saramago Nobel per la letteratura '98

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lunedì, 03 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.




3 Settembre 2007

 
La notizia del giorno abita nella mia mente e la commento con il testo della canzone.

La Stagione Del Tuo Amore
Fabrizio De André


La stagione del tuo amore
non è più la primavera
ma nei giorni del tuo autunno
hai la dolcezza della sera.

Se un mattino fra i capelli
troverai un po’ di neve
nel giardino del tuo amore
verrò a raccogliere il bucaneve.

Passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura.

Piangi e ridi come allora,
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia,ogni dolore puoi ritrovarli
nella luce di un'ora.

Passa il tempo sopra il tempo
ma non devi aver paura
sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura.

Piangi e ridi come allora,
ridi e piangi e ridi ancora
ogni gioia,ogni dolore puoi ritrovarli
nella luce di un'ora


Domenica 12 gennaio 1930

 

            Non ho nulla da scrivere, oggi. È meglio che vada a letto. In questo modo il mondo dei sogni può farmi dimenticare la mediocrità dell’esistenza e i mali amari e dolorosi che assillano il mio cuore. Tuttavia, so che non posso dormire senza avere l’apprensione delle lacrime e l’ossessione dell’angoscia. Una volta nel mio letto, sarei in preda a incubi soffocanti e ricordi dolorosi che mi feriscono, ricordi della speranza perduta di un cuore insanguinato.

            Vedrò mio padre, di cui, ahimè, si è scavata la fossa ed è stato seppellito. E pensare che dopo di lui continuerò a soffrire, assaggiare il piacere, rallegrarmi e rattristirmi. Si, lo vedrò, cosi come lo vedevo davanti le numerose notti una volta la lampada spenta e la camera avvolta da una spessa oscurità! Lo vedo in effetti calmo e tranquillo, parlandomi di diverse cose con tono dolce e pacifico. Allora era gravemente ammalato tra la vita e la morte. Il medico veniva a visitarlo, facendogli iniezioni di vari medicinali; poi usciva disperato, dissimulando il suo sentimento...Lo vedo toccato dalla grazia della morte, l’anima tranquilla, acquistato un perfetto equilibrio come se era immerso in un sogno profondo. Nel cuore della notte, le donne piangevano, squarciando il vuoto con grida acute. Come un uccello ferito, ero cosi triste e piangevo calde lacrime al punto di perdere la ragione. A volte rimanevo fermo al suo capezzale, a volte ai suoi piedi, a volte mi sedevo alla sua destra, altre alla sua sinistra. Con la mano destra gli davo di tanto in tanto cucchiai d’acqua misti alle mie lacrime abbondanti, e che agitavano le scosse prodotte dalle mie implorazioni. Ed ecco che si volta verso di me, fissandomi con lo sguardo. Credetti di capire che voleva rivolgersi a me. Mi avvicinai a lui chiamandolo: “Padre! Padre! Che cosa desideri?” Ahimè! Era l’ultimo sguardo. Non lo sapevo, io, il fanciullo, che ignorava le cose della morte, pensando che era lo sguardo della vita che si rivolgeva a me. Il suo collo divenne molle, il suo sguardo immobile, le sue labbra balbutirono la “shahada” (la professione di fede) che non smetteva mai di ripetere. Rese il suo ultimo respiro.

            Mio padre non c’è più, oh! Mio cuore! Che ti resta quaggiù? Mio padre ha lasciato questo mondo; da allora, non ho smesso di lamentarmi, di mortificarmi e di sanguinare come le prefiche. Sulla sua fronte ghiacciato, impressi un ultimo bacio. Che un saluto eterno lo accompagni e che Dio accolga la sua anima tra tutte le anime pure e generose.

            Così, ogni volta che vado a letto, mi trovo assalito da questi fantasmi e spettri. Non posso addormentarmi senza essere lacerato dai ricordi, il cuore afflitto e gli occhi inondati di lacrime.

            Ora, vado a coricarmi. So di sicuro che non potrò farlo che nella tristezza e nelle lacrime.

 






postato da: metoikos alle ore 10:38 | link | commenti (5)
categorie: memorie, notizia del giorno, shabbi
mercoledì, 05 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.



Reuters - Mer 5 Set - 12.16

SYDNEY (Reuters) - Il presidente Usa George W. Bush ha detto oggi di aver visto segnali di progresso in Iraq sia sul fronte militare che politico e ha ribadito la possibilità di diminuire la presenza di soldati Usa nel paese.

Il presidente ha però precisato che non è stata presa ancora alcuna decisione definitiva, aggiungendo che non seguirà "tabelle di marcia artificiali".

"Non sono interessato a tabelle di marcia artificiali o a date di ritiro. Sono interessato a raggiungere un obiettivo", ha detto Bush durante una conferenza stampa congiunta a Sydney con il primo ministro australiano John Howard in via del summit dei leader dell'Asia-Pacifico.

Bush è arrivato a Sydney ieri sera, dopo un viaggio a sorpresa in Iraq una settimana prima dell'attesa testimonianza davanti al Congresso Usa sulle condizioni del paese del generale David Petraeus e dell'ambasciatore in Iraq, Ryan Crocker.

Oggi Bush ha aggiunto che le raccomandazioni di Petraeus-Crocker saranno una chiave per aiutarlo a stabilire una strategia.


Al Mercato Di Pizzighettone

Achille Tagliani – Duo Fasano

Sanremo 1951



Al mercato di Pizzighettone
ci son più di tremila persone
convenute dal monte e dal piano:
che schiamazzo, che gran confusion!…
Ma la folla
ondeggia, si sfolla
poi corre e s'affolla
curiosa a guardar…

E' arrivato sul mercato
Dulcamara il venditor:
chissà mai cos'ha portato…
"Attenzione, o miei signor,
zitti tutti, non fiatate,
ragazzino, fatti più in là!
Io non vendo
Vitelli a tre teste,
né cose indigeste,
non sono un buffon…
Non c'è trucco,
né frode, né inganno,
mi venga un malanno
se faccio un bidon…"

C'è la musica in mezzo alla piazza,
fa l'occhietto al trombon la ragazza
e, se pure una stecca ci scappa,
cosa importa, nessuno la udrà…
Ma la banda
d'un tratto si sbanda
e ognun si domanda:
che accade laggiù?…

E' arrivato sul mercato
Dulcamara, state a sentir:
un liquore egli ha portato
che i dolori fa scomparir…
"Non per mille, non per cento,
ma per poco io ve lo do;
è per tutti
per sani e malati,
borghesi e soldati,
vi posso giurar.
La mia nonna
Lo volle assaggiare,
si mise a gridare:
"Mi voglio sposar"

Sentirete
che magico effetto,
che dolce diletto
provar vi farà.
Cittadini
di Pizzighettone,
comprate un flacone
e tirate a campà…



Lunedì 13 gennaio 1930

 

            Questo pomeriggio, in compagnia di Zine Al Abidine e Mustafa KHRAIEF, andai al “Club letterario” per dare una conferenza sul libro intitolato: “La letteratura araba in Marocco”, sul quale mi è stato chiesto di sviluppare il mio punto di vista. Al nostro arrivo, non vi trovammo nessuno. Ci sedemmo. Zine Al Abidine si mise a leggere un racconto intitolato “Amatissima” o piuttosto una “novella” come teneva a dire il nostro amico Othman KAAK, pensando che si trattava del termine che corrispondeva meglio alla denominazione francese. Si trattava di una novella scritta da Zine Al Abidine in collaborazione con una persona che non voleva nominare. Si proponeva di pubblicarla nel secondo numero della rivista Al-Alam. Era un racconto nel quale l’autore descriveva le tradizioni tunisine e sviluppava fantasmi che popolavano l’immaginazione delle giovani ragazze. Vi utilizzava espressioni puramente tunisine sconosciute in arabo letterale senza per questo derogare alle sue regole. Durante la lettura, il nostro amico MHIDI entrò con un compagno. Poi venne l’uomo di lettere Abu-l-Hassen IBN CHAABANE. La lettura del racconto giungeva a termine. Zine Al Abidine continuò a leggere fino all’ultima frase, che cito: “Madre Halluma scoppio a ridere rimboccandosi le maniche”. Dopo, una conversazione sui romanzi e la letteratura popolare si avviò. L’animatore di questa conversazione era Zine Al Abidine che diceva: “Oltre a rappresentare la vita del popolo, le sue abitudini, la propria natura, i suoi costumi e le sue particolarità, i romanzi e la letteratura popolari devono comportarne molte espressioni tecniche precise, costruzioni sintattiche e idee utilizzate nella conversazione. È l’aspetto il più importante della vita popolare; vi si riflettono, infatti, fedeli immagini della psicologia del popolo che traducono il suo linguaggio spontaneo e la sua maniera di pensare”.

            Dissi: “La penso come te; però, a condizione che lo scrittore non s’abbassi a mescolare, nel suo stile, il dialettale all’arabo letterario, come fanno attualmente certi (scrittori) egiziani. Un così cattivo metodo non può che distruggere la bellezza della letteratura araba, e trasformarla in un genere ibrido che non sarebbe né letteratura araba classica, né letteratura popolare autentica.

            Lo scrittore che vuole riuscire nella letteratura popolare deve estendere le strutture della lingua araba per accogliere idee popolari che portano il marchio del popolo e le sue caratteristiche.

            Così la lingua araba si trova arricchita di idee attuali che si aggiungono ai suoi antichi tesori; oppure lo scrittore introduce nella letteratura araba espressioni dialettali senza per questo compromettere lo spirito della lingua né le sue regole essenziali. Così, rimane fedele alla lingua araba e all’arte autentica”

            Zine Al Abidine intervenne dicendo: “È una idea corretta; ed è esattamente ciò che ho cercato di fare nella novella intitolata “Amatissima”. L’espressione “ridere fino alle orecchie” (scoppiare a ridere) è puramente locale, sconosciuta nella lingua araba letterale. Tuttavia, non deroga alle regole della sintassi. Per di più, dà una immagine precisa di una certa maniera di ridere, specialmente del ridere eccessivo. Non ne conosco nulla di simile nella lingua araba. Tuttavia, esiste in francese una espressione pressoché tanto precisa che la nostra, ma di minor valore: “rire à gorge déployée”. Il nostro amico Ibrahim BOUROGAA intervenne in questi termini: “Gli arabi dicono: ridere a bocca piena”; ma è una espressione poco chiara, perché chi ride non ha le guance gonfie”. Abul-Hassen IBN CHAABANE replicò: “Il ridere differisce a seconda della forma e dei tratti del viso”. Su questo punto abbondai nel suo senso.

            Ma, dopo alcune riflessioni, mi è sembrato che l’espressione araba “ridere a bocca piena” non poteva significare “avere le guance gonfie” ma avere la bocca occupata dallo scoppio di riso, in segno della sua intensità. Poi aggiunsi: “Gli arabi dicono: ‘Si mise a ridere, al punto di lasciare apparire i suoi molari’, è una delle espressioni vicine alla formula locale ‘ridere fino alle orecchie’ perché i molari sono a prossimità delle orecchie”.

            La discussione si spostò poi sulla letteratura popolare. Zine Al Abidine disse: “La nostra letteratura popolare comporta qualità che suscitano una grande ammirazione: precisione dell’espressione, bellezza della descrizione, ricchezza dell’immaginazione. Mi ricordo di aver letto una pagina con Abul-Qasim, nella quale l’autore descrive il lampo; ne fummo meravigliati perché la sua descrizione superava un testo che comporrebbe un poeta, e il dipinto che produrrebbe un artista”.

            BOUROGAA disse: “penso che la letteratura popolare in Tunisia è più espressiva della letteratura araba classica. Infatti, gli uomini di lettere che utilizzano la lingua araba in questo paese si trovano frenati dal grand numero di tradizioni linguistiche e di regole poetiche, che impongono loro di conformarsi ai poeti che li hanno preceduti. Per di più utilizzano una lingua che non è la loro. Invece, i maestri della letteratura popolare sono lontani dal conoscere questi ostacoli. Così le due categorie di uomini di lettere differiscono, esattamente come differisce, l’una e dall’altra, la letteratura regionale dalla letteratura d’imitazione. Conosco una persona impregnata di spirito e di lingua popolari che, impadronendosi di una pagina della letteratura popolare, ne fa una critica tecnica esatta e precisa, a tal punto che, reso in arabo classico, questo studio costituirebbe il miglior esempio di critica letteraria talmente racchiude in sé il buon gusto e l’esattezza del senso artistico”.    


postato da: metoikos alle ore 15:09 | link | commenti
categorie: memorie, notizia del giorno, shabbi
giovedì, 06 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.


 

ANSA 06-09-2007 ore 14:47

 

Siria: respinti aerei israeliani Erano penetrati nello spazio aereo siriano (ANSA)

 

DAMASCO - La contraerea siriana ha respinto aerei israeliani che erano penetrati nello spazio aereo siriano.Secondo un portavoce militare l'incursione è avvenuta nella notte nel nord-est, dove caccia israeliani hanno 'sganciato il loro carico' in un'area non popolata', ma 'la difesa antiaerea ha risposto all'incursione'. Per la Tv i caccia israeliani avrebbero colpito anche una seconda località nel sud-est della Siria. Israele non conferma.


 

Laudate Hominem

Fabrizio De Andé

Laudate Dominum

Gli umili, gli straccioni
Il potere che cercava il nostro umore
mentre uccideva nel nome di un dio,
nel nome di un dio uccideva un uomo :
nel nome di quel dio si assolse.
Poi chiamò dio, poi chiamò dio quell'uomo
e nel suo nome nuovo nome altri uomini
altri, altri uomini uccise

Non voglio pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio

Ancora una volta abbracciamo la fede
che insegna ad avere, ad avere il diritto
al perdono sul male commesso
nel nome d'un dio
che il male non volle, il male non volle
finchè restò uomo, uomo

Non posso pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio

Qualcuno, qualcuno tentò di imitarlo
se non ci riuscì fu scusato, anche lui perdonato
perchè non si imita, imita un dio,
un dio va temuto e lodato, e lodato

Laudate hominem
No, non devo pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio


 

Martedì 14 gennaio 1930

 

            Oggi, mi sento indebolito, stanco senza saperne la causa. Una melanconia profonda domina i miei sensi, mi accoltella il cuore e mi fa detestare libri, quaderni, calamaio e penna. Non posso dire di più, perché il sonno mi assilla e la fatica mi spinge a dormire.

 

Giovedì 16 gennaio 1930

 

            Ho deciso di andare al Belvedere, accompagnato da un amico, munito da una matita ben appuntita, di carta e di un libero sotto braccio. Così, partii disposto ad accogliere le idee che potrebbero sorgere in me oppure i sentimenti che si agiterebbero nel mio cuore. Infatti, le impressioni erano suscettibili di investirmi inopinatamente, i ricordi di assalirmi e le idee di inondarmi. Uno sguardo innocente emanato da una affascinante creatura potrebbe suscitare in me mille pensieri ed esumare mille ricordi seppelliti dal tempo. Un ricordo sognatore potrebbe sopraelevare davanti ai miei occhi le realtà dell’esistenza e rivelarmi la bellezza della vita. Anche un aspetto ordinario della vita di tutti i giorni potrebbe ravvivare nel mio cuore il fuoco dei sentimenti, inebriare la mia anima col succo nutriente dell’immaginazione, trasformarla in una fiamma ardente in mezzo agli uomini.

            Prima di lasciare il dormitorio (degli studenti), incontrammo alcuni compagni con i quali facemmo un pezzo di strada. Al nostro arrivo all’incrocio, ci chiesero dove stavamo andando.

 

-         Al Belvedere.

 

Ci invitarono a accompagnarli là dove pensavano di andare.

 

-         Dove?

 

Uno di loro rispose:

 

-   Pensiamo di andare in una caffetteria lontana dalla città e dal suo frastuono, ai bordi della compagna, circondata da begli alberi e paesaggi gradevoli.

 

Fui sedotto da questa descrizione e li accompagnai. Poco dopo, eccoci nel mezzo di campi verdeggianti accarezzati dai raggi del sole. Viste numerose e varie si presentarono a noi. Qua fanciulli che giocavano; là, un gruppo di giovani della Zaituna ed altre scuole praticavano sport ad aria aperta, in questa pianura pittoresca. Potrei fare come loro? Ma come potrei farlo mentre il medico me lo vietò per ragione d’insufficienza cardiaca. Oh! Mio cuore, sei la sorgente dei miei dolori e il santuario della mia tristezza. Rappresenti le tenebre che avviluppano la mia vita morale e materiale.

 


postato da: metoikos alle ore 14:34 | link | commenti
categorie: memorie, notizia del giorno, shabbi
venerdì, 07 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.



07 - 09 - 2007 ore 07:22

 
Usa: priorita' uccidere bin Laden Sito web preannuncia nuovo video del leader di Al Qaida

(ANSA) –

WASHINGTON, 7 SET - Catturare e uccidere il capo di Al Qaida, Osama bin Laden, e' 'una priorita' assoluta'. Lo ha detto alla Cnn Frances Townsend.'Come pure portare lui e gli altri dirigenti(della rete terroristica) davanti alla giustizia',ha aggiunto il consigliere per la sicurezza interna del presidente Usa Bush, poco dopo che un sito web di integralisti islamici aveva annunciato la prossima diffusione di un video di bin Laden, in occasione del 6/o anniversario degli attacchi dell'11 settembre 2001.


 

Ghostbusters

The Rasmus

 


There's something weird in the neighborhood
Who you gonna call?
Tell me
There's something strange and it don't look good
Who you gonna call?

Come on
You're seeing things running through your head
Who you gonna call?
[Ghostbusters!]
An invisible man sleeping in your bed
Who you gonna call?
[Ghostbusters!]

Oh yeah

I ain't afraid of no ghost

There's something weird in the neighborhood
Who you gonna call?
Yeah
There's something strange and it don't look good
Who you gonna call?

Come on
You're seeing things running through your head
Who can you call?
[Ghostbusters!]
An invisible man sleeping in your bed
Who you gonna call who you gonna call who you gonna call who you gonna call?
[Ghostbusters!]

Oh yeah

I ain't afraid of no ghost

Who you gonna call?
Who you gonna call?
Who you gonna call?
[Ghostbusters!]
Who you gonna call?
[Ghostbusters!]
Who you gonna call?
[Ghostbusters!]
Yeah I think you better call
[Ghostbusters!]

Who you gonna call
[Ghostbusters!]
repeat 3x

Who you gonna call
[Ghostbusters!]
repeat 3x

I ain't afraid of no ghost

Get down

I ain't afraid of no ghost



Sabato 18 gennaio 1930

 

            Oggi, comincio una vita nuova e entro in una nuova tappa della mia esistenza. Una tappa carica di difficoltà, di pensieri, di preoccupazioni materiali dove solo il linguaggio dei soldi è comprensibile.

            Nel palazzo di giustizia, si usa introdurre gli studenti del secondo anno di diritto nei diversi servizi come assistenti segretario per un tirocinio che sarà di un certo interesse nella loro futura carriera di magistrati. Gran Dio! Quanta gente è attratta da questa funzione. Quanti cuori pietosi ne sono presi. Gran Dio! È una funzione, ai miei occhi, delle più detestabili ed esecrabili.

            Questo giorno, si è proceduto alla nostra ripartizione nei diversi servizi. Alle nove del mattino, ci presentammo davanti all’ufficio del nostro professore Muhammed MALQI. Non tardò a uscire e, dopo i saluti, ci condusse nei corridoi e nei piani del palazzo (di giustizia) fino all’ufficio di uno dei nostri professori francesi al quale consegnò l’elenco dei nomi. Dopo di che, ritornammo al nostro punto di partenza. Dal suo ufficio, tirò fuori un foglio sul quale era indicata la nostra ripartizione. Addossati ai muri, ci annunciò la nostra destinazione. Mi trovai con tre compagni assegnati a tre divisioni di diritto civile. Inutile dire che alcuni studenti erano scontenti, altri manifestavano la loro ripugnanza, ed altri ancora esternavano le loro lamentele, per varie ragioni che agitavano gli spiriti: ottenere tale posto per il poco sforzo a dover fornire, avere tal altro per il grande interesse che rappresentava, ecc.

            La divisione alla quale fui assegnato era così bramata dalla maggior parte dei miei condiscepoli, che il professore pensò di dover aggiungere: “So bene che molti di voi sono scontenti perché non li ho assegnati al servizio del diritto civile. Tuttavia non potete ignorare che questa divisione non può accogliere tutti. D’altra parte, ci deve essere periodicamente, una permutazione tra di voi allo scopo di permettere a tutti di trarne un reale profitto”. Malgrado ciò, alcuni rimasero tesi. Poi, il professore andò a presentare i membri di ciascun gruppo al capo divisione alla quale erano assegnati.

            Quanto compativo la sorte di questo generoso professore che si dava la pena, percorrendo su e giù gli interminabili corridoi, passando da una divisione a un’altra, salendo gli scalini a tutta velocità. Non potei trattenermi dall'esprimere a un mio compagno la compassione che provavo per questo professore. Il gruppo al quale appartenevo fu presentato per primo, uno a uno, al presidente che doveva prenderci in carica, nominando ciascuno di noi, e citando a volte il nome del padre. Quando arrivò il mio turno, disse: “Le presento Abū’l-Qāsim Ash-SHĀBBĪ, autore celebre; senza dubbio ha sentito parlare di lui”. Ne rimasi confuso. Risposi soltanto che non era così importante. In verità questo generoso professore era diventato per me un sostegno da quando un giorno gli offersi il mio libro “L’immaginazione poetica negli Arabi”. Spesso, davanti ai miei compagni, citava il mio nome durante il corso; spesso ancora, mi colmava di lodi e di complimenti, fino al punto di farmi arrossire. Ci indicò l’ufficio nel quale dovevo lavorare con un compagno; e ciò mi riempì di gioia. Infatti, ciò che più detestavo, era di lavorare vicino al presidente (del tribunale) con il quale rischiavo una incompatibilità di umore e di carattere. Forse era un uomo orgoglioso, propenso alla dominazione e alla violenza, mentre ero un uomo nervoso che non sopporta mai l’umiliazione e che non sa mai reprimere la collera. Da tutto ciò poteva risultare una rivolta che solo Dio ne conosceva le conseguenze.

            Cominciai oggi il mio tirocinio. Era un compito pesante che consisteva nel preparare un riassunto di ogni fascicolo. Dalla prima pagina, mi confrontai con una pessima scrittura, con uno stile inqualificabile e una ortografia demenziale. Un solo esempio: per dire: “Si esigette da lei il versamento della sua quota-parte”, lo scriba scrivette “Si esigette da lei di versare il suo contenuto”. Così cominciò il lavoro. Che si può fare? Disprezzare la cosa? Insorgere? Blasfemare?


postato da: metoikos alle ore 11:20 | link | commenti
categorie: memorie, notizia del giorno, shabbi
sabato, 08 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.


08 - 09 – 2007 ore 14:03

 

Papa: no a scienza senza verita' Pontefice a Mariazell, 'rischio distruzione uomo e mondo' (ANSA) –

 

MARIAZELL, 8 SET - Senza la verita' la scienza diventa una 'terribile minaccia per l'uomo'. Lo ha detto il Papa celebrando la messa a Mariazell.'Se per l'uomo non esiste una verita' - ha detto Ratzinger - egli non puo' neppure distinguere tra il bene e il male. E allora le grandi e meravigliose conoscenze della scienza diventano ambigue: possono aprire prospettive importanti per il bene e la salvezza dell'uomo, ma anche, diventare una terribile minaccia, la distruzione dell'uomo e del mondo'.



Arriva Il Direttore

 
Carla Boni – Gino Latilla / Quartetto Cetra

 
Sanremo 1954


 

Quando eravamo piccini
la nostra maestrina
con la più gran disciplina
tutti faceva filirar
lei ci metteva in riga
gridando "fate attenzion"
"adesso marcerete cantando questa canzon".

Battiam battiam le mani
arriva il direttor
battiam battiam le mani
all'uomo di valor
gettiamo tulipani
e mazzolin di fior
cantiamo tutti in coro
evviva, evviva
ed una coppa d'oro
doniamo al direttor.

E finalmente a vent'anni
dicemmo è finita
ora ci porta la vita
giorni di felicità
ma presto tutti quanti
dovemmo constatar
che per andare avanti
sempre si deve cantar.

Battiam battiam le mani
arriva il direttor
battiam battiam le mani
all'uomo di valor
gettiamo tulipani
e mazzolin di fior
cantiamo tutti in coro
evviva, evviva
ed una coppa d'oro
doniamo al direttor.

Ma quando ci lamentiamo
sinceri non siamo
forse in segreto sognamo
la parte del direttor
tutti vorremmo in fondo
dal mondo farci applaudir
e la canzone in coro
ci piacerebbe sentir.

All'arbitro noi diciamo
"arriva il direttor"
ed al metropolitano
"arriva il direttor"
al maestro Ferrari diciamo
"arriva il direttor"
ognun di voi domani
potrebbe cantare
"battiam battiam le mani
arriva... arriva...
arriva il direttor!"




Lunedì 20 gennaio 1930

 

            Verso le ore 17, avendo finito il mio lavoro amministrativo, andai, in compagnia del mio amico MHIDI alla tipografia di Zine Al Abidine. Lo trovammo occupato con gli operai, alla composizione della rivista Al-Alam (Al-Adabi). In piedi, al suo fianco, il nostro amico Mustafa KHRAIEF era immerso nella lettura. Dopo uno scambio di qualche parola, Zine Al Abidine ci mostrò il mio articolo intitolato: “La poesia, il suo significato e i vari criteri che la sostengono”. Mi disse poi che non condivideva alcune mie opinioni che vi erano espresse. Aggiunse che avrebbe voluto incontrarmi prima di stamparla per propormi il suo parere, al fine di introdurre qualche modifica. “Tuttavia,” aggiunse “questa differenza d’opinione non impedisce la sua pubblicazione, perché sei l’unico responsabile delle idee espresse”. Fui d’accordo con lui.

            Provai a dimostrargli che nel mio articolo non c’erano le omissioni che pretendeva di rilevare. Non potei farlo, perché era troppo indaffarato. Mi disse ancora: “Sembri voler risuscitare il simbolismo, mentre è un movimento letterario superato e solo due o tre poeti l’avevano seguito in Francia”. Risposi: “Sei libero di dare alla mia tendenza l’appellativo che desideri. Per me, poco importa l’appellativo perché non me ne interesso mai. Invece, ciò che mi interessa e ciò che desidero che tu sappi, è che incoraggio, quanto possibile, una tendenza che procura quiete alla mia anima e soddisfazione alla mia coscienza”. Mi mostrò poi un articolo scritto da Tigiani BEN SALEM intitolato “Il rinnovamento letterario da noi”. Era un buon articolo, interessante, che mi piacque, anche se non ne potei avere che una idea generale. Poco dopo, andai con MHIDI e KHRAIEF al Club letterario; Zine Al Abidine, molto occupato, se ne scusò.

            Al nostro arrivo, la porta era chiusa, mentre l’ora della riunione era già superata da una decina di minuti. Bussai alla porta. Invano. Ritornammo sui nostri passi, dispiaciuti, rammaricati di vedere che i progetti tunisini non trovavano purtroppo nessuno per portarli a buon fine. Infatti, l’anno scorso, tentammo di stabilire un programma d’attività ben preciso, malgrado la grande opposizione degli anziani. I risultati superarono allora le nostre speranze.

            Scoppiò poi la disputa provocata dalla conversazione di padre Salam, essa stessa facente seguito a quella di MHIDI, nella quale mise in dubbio l’esistenza del poeta Imru’ Al-Qays, e a quella fatta da me con il titolo “L’immaginazione poetica degli Arabi”. In questa conversazione, ho espresso idee che non furono ammesse dai cosiddetti uomini di lettere, considerandole una ribellione contro la letteratura araba e una ingratitudine nei confronti del merito degli Arabi. Questa tendenza prese ampiezza e diede l’occasione per spargere false notizie e voci a tal punto che certi impostori gridarono all’empietà e all’ateismo. Questa disputa ebbe luogo attorno a tre conversazioni, specialmente quella di Salam. Alcuni, mal intenzionati, hanno colto questa occasione per offuscare l’immagine del Club ed accusarlo di smarrimento e di ateismo. È infatti così che i pescatori in acque torbide traggono piacere ad assestare colpi ad ogni impresa che decidono di distruggere nel paese dell’Islam. Da qui nacquero queste grandi campagne diffamatorie ordite contro il Club e che, con mio grande stupore, sono state fatali per le sue attività. Queste campagne scoraggiarono la maggior parte dei membri del Club, li riempirono di paura, di spavento e di vigliaccheria. Cessarono di andarci, tranne uno o due, dotati di una reale volontà e di un coraggio morale che se ne frega delle grida di guerra e disprezza le frecce degli avversari. Pure questi due membri cessarono poi di andarci.

            Del resto, a cosa serve farlo mentre tutti gli altri sono assenti. Così l’anno scorso terminò nella tristezza e nella melanconia. Per il nuovo anno, Othman KAAK propose il seguente metodo di lavoro: suggerire temi di riflessione. Chiunque prepari uno studio può proporlo al Club al fine di darlo sotto forma di conversazione un venerdì.

            Questa proposta fu adottata a maggioranza. Dopo un mese e mezzo, solo KAAK ed io stesso abbiamo dato, ciascuno, una conferenza. La prima ha trattato la critica al libro intitolato “La letteratura araba in Marocco”, la seconda era su “Il metodo di ricerca nella cultura orientale seguito dagli orientali e dai musulmani di oggi”. Sia l’una che l’altra scontentarono una parte del pubblico. Un mese e mezzo dopo l’apertura del Club, i sintomi di deperimento cominciarono a comparire. Un rilasciamento generale si fece sentire. Qui risiede il male di ogni progetto tunisino; la gente si lancia nell’azione con molto entusiasmo, sollecitudine e sincerità, ma questo non procura un fuoco duraturo. Questa passione non tarda a calmarsi per spegnersi poi. Allora tutti si disperdono. È proprio qui il male di ogni progetto tunisino.

 


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lunedì, 10 settembre 2007

AUGURI DI BUON RAMADHAN

AUGURI DI BUON RAMADHAN


Sami Yusuf
My Ummah

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categorie: auguri di buon ramadhan

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.


10 -09- 2007 ore 21:36

 

Israele, scritte su sinagoga Eilat Frasi inneggianti a Hitler dopo l'arresto di otto giovani (ANSA) –

 

GERUSALEMME, 10 SET - Croci uncinate e scritte inneggianti a Hitler sono state scoperte sui muri di una sinagoga di Eilat, nel sud di Israele. Il ritrovamento avviene all'indomani dall'arresto di otto giovani neonazisti. La polizia ha aperto un'inchiesta per scoprire gli autori dei graffiti sulla sinagoga di Phad Yitzhak. Una delle scritte recitava 'Hitler il Messia'. I giovani arrestati ieri hanno compiuto aggressioni ai danni di immigrati, tossicomani, omosessuali e ebrei ortodossi.


 

Deviazioni

Vasco rossi



Quante deviazioni hai
quante deviazioni hai
quante deviazioni hai
E non mi dire che sei puro come un giglio
che sei un padre e che c'hai un figlio
credi che basti avere un figlio per essere un uomo
e non un coniglio?

Quante deviazioni hai
quante deviazioni hai
quante deviazioni hai
quante deviazioni hai ?
quante dai, non dirmi che non ce n'hai!!!!
Non mi vorrai far credere che
una deviazione neanche
E' sicuramente così....

Quante volte, quante volte dai
l'hai pensato
a me lo puoi dire dai.....
mica ti voglio fare del male sai

Quante deviazioni hai....

Quante deviazioni hai?
quante deviazioni hai
quante deviazioni hai
quante deviazioni hai
quante dai
non dirmi che non ce n'hai

E non mi dire che sei puro come un giglio
che sei un padre e che c'hai un figlio
credi che basti avere un figlio per essere un uomo
e non un coniglio?

Quante deviazioni hai...
quante deviazioni hai..


 

Martedì 21 gennaio 1930

 

            Nella mia posta di ieri, ho trovato un avviso di una lettera tassata, per eccesso di peso. L’ho ritirata stamattina, alle dieci. Appena la giovane postina me la diede, riconobbi la calligrafia del mio amico Mohamed HALIOUI, un uomo di lettere di talento. Mi affrettai ad aprirla, convinto che doveva racchiudere un testo gradevole da leggere. Infatti, amo leggere le pagine scritte da questo uomo di lettere, che contengono sempre idee mature e uno stile vivo. Tuttavia, la sua poesia non mi piace per niente. La leggo. È una lettera piena di grazia, d’amabilità e di cortesia. Ne aggiunse un articolo dove faceva la critica di certe opinioni contenute nel mio libro: “L’immaginazione poetica degli Arabi”. Il suo saper fare, i suoi sentimenti affettuosi nei miei confronti gli dettarono di sottopormi il suo articolo, dandomi la libertà di decidere sulla sua pubblicazione, talmente teneva a conservare la nostra amicizia al riparo da eventuali danni della critica. Sembrava pensasse – Dio lo perdoni! – che la critica che mi rivolgeva avrebbe potuto irritarmi e provocare la mia collera. Ma, non sono di coloro per i quali la critica non è che ostilità e ingiurie; e chi decidono di scrivere solo se mossi da un obiettivo vile e da uno scopo poco lodevole. Grazie a Dio, non ne faccio parte. Al contrario, sono di coloro che, ascoltato un discorso ne ritengono il meglio; di coloro che gioiscono di ogni critica avendo la verità per solo scopo e la sincerità come unica preoccupazione.

            Così è per quanto riguarda la critica del mio caro amico. Nella lettera allegata al suo articolo, scrisse, dopo i saluti di circostanza: “...In ogni caso, ti lascio completamente libero di decidere e di farne ciò che vuoi. Se tu sapessi a che punto ho fatto violenza su me stesso a proposito di questa critica, mi scuseresti per aver messo così tanto tempo per finirne la redazione. Tenevo molto a non mettere in pericolo la nostra amicizia, per me così preziosa. Temevo di utilizzare una parola o di esprimere una opinione suscettibile di creare un malinteso tra di noi. Infatti, il “demone della critica” non ha altra funzione quaggiù che di seminare zizzania tra gli amici. Ma, sono di coloro che rifiutano questo genere di critica tra amici sinceri. Di grazia, lasciami, caro amico, godere della tua amicizia, coltivare le nostre buone relazioni, ammirare a distanza la tua creazione letteraria, al riparo dall’intrusione della massa dei lettori.

            Sappi solo che condivido gran parte delle tue idee. Non essere rigoroso con me se constati che rinuncio, all’ultimo momento, al secondo studio che ho annunciato alla fine del mio articolo...”

            Con ciò, alludeva alla promessa di pubblicare un altro articolo dove avrebbe evidenziato altri punti deboli da lui rilevati nel libro. Credi dunque, caro amico, che il “demone della critica” esiste solo per seminare zizzania tra gli amici? Pensi che, a causa della critica che fai a certe mie opinioni, rischio di mettere fine all’amicizia che ci lega? Permettimi, caro amico, di non essere d’accordo con te. La critica, secondo me, non è un “demone” che semina zizzania; anzi, al contrario, è un angelo che porta la fiaccola della verità per il bene dell’uomo. L’amicizia, secondo me, non è alienazione dello spirito; al contrario, è la libertà dell’anima. Quando mi trovo in presenza di un amico, sento la vita riempirmi; mentre in presenza di un nemico ho l’impressione di soffocare. Questa libertà che sento in un amico non significa alienazione dello spirito e inibizione della coscienza, perché la libertà non genera mai schiavitù. Così pure un amico che si rispetta ed apprezza veramente il valore della ragione di cui l’ha dotato la natura, è proprio l’uomo degno di ricevere la mia amicizia e merita il mio rispetto. In compenso, l’uomo per il quale nutro affetto assoggettandolo al punto di farne l’ombra dei miei pensieri ed impressioni, mi farebbe pena piuttosto che ispirarmi amicizia. Lo compatisco più di quanto lo rispetto.

            Ritorniamo al suo studio critico: è un compendio che, anche se breve, dà una panoramica della letteratura francese dal Rinascimento fino al realismo, sotto forma di una analisi così fine e di una presentazione concisa del tutto originale.

            Avrei voluto rimettere questo articolo a Zine Al Abidine oggi stesso per pubblicarlo nella rivista Al-Alam. Nell’impossibilità di farlo oggi, mi prometto di farlo domani. Farò di tutto, senza risparmiarmi nulla, per farlo pubblicare nel prossimo numero.   


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martedì, 11 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.


11 - 09 -2007 ore 07:18

 

Razzo palestinese a Gaza, 70 feriti Rivendica la Jihad Islamica, Olmert convoca Consiglio difesa (ANSA) –

 

TEL AVIV, 11 SET - Un razzo palestinese sparato da Gaza nella base militare israeliana di Zikim ha ferito circa settanta persone. Alcune delle vittime versano in condizioni gravi. L'attacco e' stato rivendicato dalla Jihad islamica. Una prima rivendicazione era giunta in nottata anche dai Comitati di resistenza popolare. Il premier israeliano, Olmert, ha intanto convocato il Consiglio di difesa per decidere la risposta all'attacco di Gaza.



Two Worlds

Phil Collins


Put your faith in what you most believe in
Two worlds, one family
Trust your heart
Let fate decide
To guide these lives we see

A paradise untouched by man
Within this world blessed with love
A simple life, they live in peace

Softly tread the sand below your feet now
Two worlds, one family
Trust your heart
Let fate decide
To guide these lives we see

Beneath the shelter of the trees
Only love can enter here
A simple life, they live in peace

Raise your head up
Lift high the load
Take strength from those that need you
Build high the walls
Build strong the beams
A new life is waiting
But danger's no stranger here

No words describe a mother's tears
No words can heal a broken heart
A dream is gone, but where there's hope

Somewhere something is calling for you
Two worlds, one family
Trust your heart
Let fate decide
To guide these lives we see




Sabato 25 gennaio 1930

 

            Oggi ho lasciato il palazzo (di giustizia) prima del solito, per recarmi da Zine Al Abidine e dargli l’articolo di HALIOUI nel quale critica certe mie opinioni contenute nel mio libro “L’immaginazione poetica degli Arabi”. Nella tipografia, lo trovai intento a correggere le bozze della rivista “Al-Alam Al-Adabi”. Vicino a lui, Mustafa KHRAIEF dava una occhiata alla collezione del giornale “as-Syasa-al Usbuiya”. Dopo lo scambio di saluti, Zine Al Abidine, col sorriso enigmatico sulle sue labbra, mi disse: “Sparlavamo di te”. Risposi: “Ah! Ah! Perfetto! Grazie!” Eppure, non ho capito ciò che voleva dire. Perché, a volte, utilizzava questa espressione nel senso proprio, e altre volte, nel senso dell’elogio e dei complimenti. Poco importa. A conti fatti è uno scherzo d’amici.

            Gli diedi l’articolo di HALIOUI chiedendo di pubblicarlo nel numero in preparazione. Disse: “Abbiamo completa fiducia nel tuo amico anche se non lo conosciamo. È un lungo articolo, ma nonostante ciò, lo pubblicheremo perché riguarda una tua opera”. Aggiunse sorridendo: “No! Non pensare mica che prescindo dalla lunghezza di questo articolo solo perché riguarda il tuo libro; la mia indulgenza deriva dal fatto che si tratta di uno studio su un libro tunisino apparso recentemente”. E tutti scoppiammo a ridere. Poi dopo aver parlato di molte cose, mi affrettai a uscire.

            Passai il pomeriggio a trascinare invano lavori amministrativi interminabili, continuando a discutere con alcuni colleghi; a assistere al corso di Diritto del professor LAMOTTE, pieno di aneddoti gradevoli e di scherzi di buon gusto; a letture giuridiche, insieme a dei compagni, interrotte da dibattiti talvolta dolci, talaltra duri, moderati o violenti. A volte il tono saliva così alto che un estraneo poteva pensare che stavamo per arrivare alle mani, mentre non succedeva niente. Così dunque finì il pomeriggio.


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giovedì, 13 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.


13 – 9 – 2007 ore 12:24

 

Corea Sud: test di fusione nucleare Sistema magnetico per la produzione di plasma unico al mondo (ANSA) –

 

SEUL, 13 SET - La Corea del Sud ha annunciato di aver predisposto le apparecchiature per un esperimento di fusione nucleare unico al mondo. Come precisa l'agenzia Yonhap, si tratta di un sistema magnetico per la produzione di plasma che utilizza cavi ad alta efficienza di niobio-stagno (Nb3Sn). L'agenzia sottolinea che il tokamak superconduttivo realizzato in proposito e' il primo del genere in tutto il pianeta. L'avvio degli esperimenti e' previsto per la prima meta' del prossimo anno.

 

 

13 – 9 – 2007 ore 13:49

Israele, Onu sia piu' dura con Iran Il ministro Livni, "le imprese non lavorino con quel Paese" (ANSA) –

 

GERUSALEMME, 13 SET - Israele chiede che il Consiglio di sicurezza dell'Onu imponga sanzioni piu' dure per arrestare il programma nucleare dell'Iran. Lo ha affermato il ministro degli Esteri Tzipi Livni in un'intervista alla radio pubblica in occasione del Capodanno ebraico. "Non bisogna perdere tempo. Mentre parliamo, l'Iran sta cercando di ottenere bombe atomiche", ha detto la Livni, esortando il mondo imprenditoriale a non avere rapporti d'affari con l'Iran, anche a costo di perdite economiche.



'A livella

Antonio De Curtis in arte Totò

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!

Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"

"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti;e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...'int'a cervella
che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.

'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

 


Domenica 26 gennaio 1930 

 

            “Le conoscenze di tuo padre, il suo prestigio, la sua grande fama, il tuo cognome famoso, sono altrettante garanzie che ti predispongono per prendere il posto di tuo padre, se solo agissi in questo senso”. Ecco ciò che non smettono di ripetermi i miei prossimi, i parenti acquisiti e i miei amici intimi. Mi dicevano sempre questo come se m’invidiassero di riunire tutti questi vantaggi e, con certa violenza, mi rimproveravano di non approfittare di tutte queste possibilità che, offerte a qualcun altro, gli avrebbero permesso di accedere alla più alta carica. Così sembravano credere che le alte cariche erano la cosa più valida in questo mondo e che la funzione di magistrato ne rappresentava la cima. Ma, se sapessero ciò che più mi ripugnava in questa funzione pubblica in generale, e in particolare nelle cariche giuridiche, senza dubbio mi scuserebbero.

            Sono un poeta. Orbene, il poeta ha il suo modo proprio di temere la vita, che differisce più o meno da quello degli altri. Appena mi trovo con la gente, mi sento eccentrico ed estraneo, allora adotto una condotta compatibile col mio temperamento, col rischio di disturbare gli altri. Alcuni dei miei atti possono non piacere. Così come il mio abbigliamento bizzarro può scioccare gli altri.

            Sono un poeta. Orbene, il poeta appartiene a se stesso. Si sottomette a ciò che gli ispira la vita, mai a ciò che gli dettano gli esseri umani.

            Le funzioni giuridiche comportano soprattutto intralci, riti, pratiche correnti, adottati da tutti, al punto di diventare sacri e intoccabili. Tutto questo mi spaventa, mi ripugna, non posso sottomettermi ad esso.

            Sono un poeta. Orbene il poeta deve essere libero come un uccello nel bosco, un fiore nei campi, una onda nell’oceano. La funzione pubblica e, soprattutto, le cariche giuridiche soffocano lo spirito, uccidono il canto del cuore e annichiliscono la quiete della coscienza.

            Un poeta che vuole sentire fortemente la vita e che ama comunicare con gli altri dando libero corso al linguaggio del suo cuore, come potrebbe accontentarsi della vita di un funzionario? Non è forse una vita stagnante e fetida, simile agli stagni dei deserti, che obbligano un uomo a condursi secondo il piacere della gente e mai come lui stesso desidera.

            “Se volessi prendere il posto di tuo padre, potresti realizzare questo desiderio in  un batter d’occhio, grazie agli amici di tuo padre, alla sua grande fama, alle sue buone azioni, così come alle tue conoscenze e alla tua rinomanza”.

            A questo discorso che mi facevano spesso parenti e amici, rispondevo sempre col silenzio. Infatti, sapevo bene che se rispondevo secondo i miei sentimenti veri, mi avrebbero preso in giro e considerato un uomo debole di spirito e un sempliciotto.

            Questo discorso mi è stato fatto continuamente da un parente che mi accompagnava dal Primo Ministro per un affare che mi riguardava. Gli risposi con lo stesso silenzio e lo stesso sorriso che opponevo agli altri. Al nostro arrivo dal Primo Ministro, ci informarono che aveva delle visite. Ritornati dopo qualche tempo, lo trovammo in piedi accanto al suo giardiniere, indicandogli una palma della quale doveva prendersi cura. Era vestito alla maniera araba, molto semplice, come la gente di condizione media. Dopo uno scambio di saluti, ci condusse nel suo salotto dove ci sedemmo.

            Evocò il ricordo del mio defunto padre con voce carica di dispiacere e di tristezza dicendo: “Che Dio accolga la sua anima; era per me come un fratello da quando andavamo a scuola. Abbiamo a lungo assistito alle stesse lezioni. Tutti i miei compagni di classe sono morti. Tuo padre è stato l’ultimo. Considerava gli allievi come i suoi propri figli, e di conseguenza miei propri fratelli; spesso, li favoriva. Quando lo visitavano a casa sua, era per lui un giorno di fasto. La conversazione scientifica che tratteneva con loro gli faceva dimenticare tutto, persino il suo pasto. Così, ci diede l’occasione di avere fratelli spirituali attraverso tutta la Tunisia”.

            Mi rimproverò per non averlo visitato dopo la morte di mio padre dicendo: “Non sono per te come un padre? Non sono contento, giacché hai aspettato questo giorno per venire a trovarmi”. Gli presentai le mie scuse.

            Parlò a lungo di diversi argomenti; poi evocò la cattiva condotta della gente della nostra epoca, che hanno una predilezione per l’ingiustizia e i colpi bassi. Fece menzione speciale delle ingiustizie subite da mio padre a causa della sua rettitudine e del suo atteggiamento inesorabile contro l’oppressione dei tiranni.

 


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sabato, 15 settembre 2007

TRADUZIONE DELLE MEMORIE DI UN POETA MORTO

Inizio, da oggi (10 agosto 2007), a tradurre e pubblicare le memorie di un uomo morto il 9 ottobre 1934, all’età di venti cinque anni. È il poeta tunisino più noto nel mondo arabo e all'estero. Non meno di 200 libri e 600 articoli parlano di ABŪ’L-QĀSIM ASH-SHĀBBĪ.

Ogni volta che inserisco un pezzo tradotto, do una notizia del giorno, scelta da me. Poi commento la notizia col testo di una canzone.


15 – 9 – 2007

LONDRA (Reuters) - Aumentano i timori che il panico fra i correntisti della banca inglese Northern Rock porti a una raffica di ritiri dei depositi dai conti correnti.

Secondo il Financial Times, i clienti ieri hanno ritirato fondi per 1 miliardo di sterline, il 4% dei depositi. Citando una fonte vicina alla situazione, Financial Times scrive che un quarto dei fondi sono stati ritirati dalle filiali e importi maggiori via Web, nonostante i problemi di accesso ai conti online.

Code si sono formate davanti alle filiali di Northern Rock già dalle prime ore di oggi, ripetendo una scena già vista ieri, quando la banca ha tenuto aperte le filiali fino a tardi.

Bank of England si è mossa ieri per il salvataggio di Northern Rock, quinta banca britannica per i mutui, offrendo un prestito di salvataggio dopo che la stretta creditizia innescata dalla crisi dei subprime ha colpito la capacità della banca di raccogliere fondi sul mercato monetario. L'istituto non ha esposizione ai mutui subprime.

Northern Rock non ha voluto commentare sulla cifra ritirata ieri e oggi non è stato possibile contattare l'istituto per un commento.


 

Un Medico

Fabrizio De Andrè

 

Da bambino volevo guarire i ciliegi
quando rossi di frutti li credevo feriti,
la salute per me li aveva lasciati
coi fiori di neve che avevan perduti

Un sogno, fu un sogno ma non durò poco,
per questo giurai che avrei fatto il dottore,
e non per un dio ma nemmeno per gioco:
perché i ciliegi tornassero in fiore

E quando dottore lo fui finalmente
non volli tradire il bambino per l'uomo
e vennero in tanti e si chiamavano gente,
ciliegi malati in ogni stagione

E i colleghi d'accordo, i colleghi contenti
nel leggermi in cuore tanta voglia d'amare,
mi spedirono il meglio dei loro clienti
con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:
ammalato di fame, incapace a pagare

E allora capii, fui costretto a capire
che fare il dottore è soltanto un mestiere,
che la scienza non puoi regalarla alla gente
se non vuoi ammalarti dell'identico male,
se non vuoi che il sistema ti pigli per fame

E il sistema sicuro è pigliarti per fame
nei tuoi figli, in tua moglie
che ormai ti disprezza,
perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,
l'etichetta diceva : elisìr di giovinezza

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo
mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione
inutile al mondo ed alle mie dite,
bollato per sempre truffatore imbroglione,
dottor professor truffatore imbroglione


Lunedì 27 gennaio 1930

 

            A pomeriggio inoltrato, mi recai al club letterario dell’Associazione degli Anziani (allievi) del Collegio Sadiki, essendo il lunedì giorno di riunione. Alle ore diciassette e quarantacinque minuti, le porte erano ancora chiuse, mentre abitualmente l’appuntamento era alle ore 17 e 30. Malgrado la delusione che ho provato la settimana scorsa trovando la porta chiusa, ritornai alla carica, oggi, un quarto d’ora più tardi. Il portinaio attendeva alle proprie faccende. Gli chiesi se qualcuno fosse arrivato. Rispose negativamente. Stavo per andare a sedermi nella sala di lettura. Quando presi le scale, il portinaio mi disse che la corrente elettrica era tagliata. Dopo aver aspettato un momento, e, non vedendo arrivare nessuno, ripartii triste e dispiaciuto.

            Non so quale maledizione abbia colpito il club questo anno, indebolendolo, disorganizzandolo e disperdendo i suoi membri. Giorno dopo giorno, regredisce, si degrada, decade e si spegne, piuttosto che invigorire, ringiovanire, diventare più vivo e più dinamico. Più il tempo passa, maggiormente è colpito dall’umiliazione, dall’obbrobrio, dalla lugubre solitudine e dalla desolante inerzia.

            Lo vedo deperire ed invecchiare. Un vegliardo potrebbe un giorno recuperare le sue forze?

            Ho perso ogni speranza nei progetti tunisini ; ce l’ho con i tunisini, perché parlano molto e agiscono poco. Sono forti nell’esporre le loro idee e le proprie teorie. Il loro entusiasmo all’occorrenza fa nascere grandi speranze ; fino a credere che siamo in presenza di una anima cristallizzata da un pensiero incandescente. Ma quando si tratta di passare all’azione, allora le maschere cadono, l’appetito scema, la triste verità appare alla luce del giorno. Così come la vernice della giovinezza, la falsa freschezza giovanile lasciano il posto alle rughe della vecchiaia e al silenzio della morte.

            I tunisini, oggi, hanno larghe e vaste teorie, ma evolvono in un campo d’azione stretto e quasi improduttivo.

            Nella discussione, ogni giovane tunisino ribolle d’entusiasmo, di volontà, d’idee e di progetti. Ma, esortato all’azione, si scopre capace solo di velleità vacua, di giovinezza abulica e subito dopo si perde nel torpore dei bei sogni.




 


postato da: metoikos alle ore 14:08 | link | commenti (2)
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